MAKHNO

 

Regia, Testi e Immagini: Sandro Bozzolo
Musiche originali: Amargine (Alessio Dutto, Francesco Torelli, Simone Sims Longo)
Montaggio e Postproduzione: Marco Lo Baido
Voce Narrante: Gabriela Kukurugyova
Produzione Esecutiva: Mattia Plazio, Mauro Brondi
Contributi e revisione: Xeh Reyes, Valeria Botto
Art Work: Bruno Volpez

 

17° piemonte glocal film fest - best short
Concorto 2017 - Selezione Ufficiale
LagoFilm Festival 2017 - Selezione Ufficiale

 

La colonna sonora del film, realizzata dal collettivo Amargine e pubblicata da Betulla Records, è disponibile qui.

To film a line which it does not exist.
A line laid on the ground and effaced by time, a line that only a glass eye could perceive.
A certain answer was nowhere to be found: the line kept on moving and vanishing.
The glass eye would get lost and miss the point.
On a mountain path, everything is a border.

il vento e' anteriore alla bandiera.

In viaggio lungo la frontiera alpina italofrancese, per tentare di filmare una linea che non esiste. MAKHNO inseguiva quello spazio bianco, come un desiderio di purezza.

Sentiva la necessità assoluta di attraversare un punto di separazione, di camminare su terra straniera. Così, dimenticandosi della linea, è riuscito a raggiungere quel luogo senza elementi, senza segni, senza informazioni.

Un cortometraggio realizzato nell’ambito del progetto Alcotra BORDERSCAPES , prodotto dalla Fondazione Dravelli di Moncalieri (TO) e da Airelles Vidéo (Marsiglia).

 

Non cercava la pace: fuggiva da una guerra.

Frontiera. Un sostantivo tristemente attuale, un luogo fisico e talvolta immaginario sul quale si incontrano e si scontrano, da sempre, volti e facce differenti. Frontiera. Dal latino frons-frontis, fronte, faccia, volto per l’appunto, come quello (solo immaginario) di Makhno, l’enigmatico protagonista dell’ultimo e omonimo documentario di Sandro Bozzolo. Un lavoro intenso che si muove sulla frontiera alpina tra l’Italia e la Francia e ne carpisce i segreti e le memorie, osservando da vicino l’evoluzione temporale del significato stesso di confine: da limite fisico-geografico a barriera militarizzata, da semplice alterità linguistico-culturale a dicotomia sociale tra il mondo urbano e quello rurale. Makhno peregrina tra piccoli borghi, colli e malghe, abbraccia pareti rocciose e pascoli, cammina silenzioso ascoltando l’eco del passato. Il suo è uno sguardo olistico e psichedelico, che sa cogliere ogni cosa nel suo insieme e la riproietta in una dimensione extrasensoriale. Il suo incedere tra le vallate alpine occidentali tradisce un pensiero anarchico da cittadino del mondo che non conosce bandiere né distinzioni (evidente il richiamo nominale all’eroe ucraino Nestor Ivanovic Makhno). Nelle pieghe un po’ criptiche di questo intreccio ben riuscito tra fotografia e musica, la certezza di come la frontiera non sia una linea fisica continua, ma un groviglio di pensieri e di paure che rotolano fino a valle stuzzicandoci nella quotidianità. Le impronte soffuse lasciate da Makhno quale unica via d’uscita prima dell’implosione sociale. 

Gabriele Gallo